Anna e la sciatalgia
Un’esperienza
della docente di CST1 e CST2
dr.ssa Patricia Quirini
Nota dell'autrice:
Per
rispetto della privacy, ho modificato vari particolari oltre al nome
della protagonista, allo scopo di rendere quest’ultima
irriconoscibile.
L’esperienza
però è autentica.
Ho
anche cercato di usare una forma lessicale accessibile e semplice,
parlando di un caso abbastanza comune e non eccessivamente
problematico.
Anna,
una donna di quarantadueanni, si faceva trattare da circa due mesi
con cadenza settimanale. Non presentava alcun tipo di sintomo fisico,
ma aveva voluto sottoporsi a TCS e SER perché, in seguito alla
morte della madre, avvenuta un anno prima, era caduta in uno stato di
profonda tristezza, e non aveva fiducia in altri tipi di terapie.
Appena
ha cominciato a sentirsi meglio e ad essere più serena,
abbiamo concordato di diradare i nostri incontri, con l’accordo
che, se avesse avuto bisogno di una seduta prima della data
stabilita, mi avrebbe potuto chiamare.
Un
giorno mi ha telefonato, lamentando un dolore al nervo sciatico
destro, iniziato la notte, e che stava via via aumentando. Dato che
il suo medico quella mattina non c’era, perché era di
turno nel pomeriggio, mi ha chiesto se potevo fare qualcosa per lei,
dato che non poteva mettersi a letto e mancare dal lavoro. Le ho
risposto allora di venire subito.
Grazie
all’esperienza acquisita successivamente, posso affermare che
vedere questa persona sofferente, che continuava a dirmi che nel
pomeriggio sarebbe andata dal medico per farsi prescrivere delle
iniezioni, mi ha molto condizionata. Sono stata pervasa da una sorta
di “stress da prestazione”, che mi ha completamente
decentrata.
Dimenticando
delle regole basilari della TCS (come ad esempio localizzare le zone
in restrizione, lavorare su quello che il paziente propone, sostenere
il processo auto-correttivo, ecc.), ho iniziato a lavorare
localmente.
Per
l’esattezza ho praticato le tecniche per liberare L5/S1, la
compressione mediale delle spine iliache, la trazione del tubo durale
dal sacro.
Nonostante
il mio affannarmi, Anna affermava di stare peggio di prima.
C’è
voluto un buon quarto d’ora prima che io “rientrassi in
me” e mi rendessi conto che quello che stavo facendo era
completamente inutile, e che in realtà non stavo ascoltando la
voce del corpo dell’utente, >dimenticando
che in TCS non si tratta il sintomo.
Ho
allora inspirato profondamente ed ho ricominciato da capo. Per mezzo
dell’arching ho localizzato una cisti d’energia
all’altezza del fegato. E’ bastato mettere le mani
sull’organo in questione che, spontaneamente, è iniziato
un processo di SER, durante il quale Anna ha espresso tutta la sua
rabbia nei confronti della suocera, dalla quale aveva subito e
continuava a subire angherie e maltrattamenti, senza essere mai stata
difesa dal marito, raccontandomi a tale proposito vari episodi.
Quando
ho percepito che il tessuto si era ammorbidito e la cisti d’energia
era stata liberata, ho concluso la seduta con lo Still Point CV4.
Anna
si è congedata sostenendo che il suo stato d’animo era
migliorato, ma ribadendo che la sciatalgia stava aumentando e che
quindi nel pomeriggio sarebbe andata dal medico. Ovviamente
le ho risposto che faceva benissimo.
Quando
la donna è andata via, diverse emozioni mi agitavano. Mi
sentivo sciocca per non aver attuato fin da subito la Tecnica nel
modo corretto, inadeguata, per non essere stata capace neanche di
alleviare almeno un po’ il suo dolore, e dispiaciuta perché
tenevo molto a questa persona, che si era data molto da fare per
pubblicizzare la mia Associazione.
Così,
un po’ mortificata, sono tornata a casa. Inaspettatamente,
verso le ore 16.00, ho ricevuto una telefonata da parte di Anna. Mi
comunicava che la sciatalgia era scomparsa completamente e che
inoltre, appena
uscita dal mio studio, si era recata subito al lavoro, impegnandosi
in attività pesanti (salendo e scendendo dalla scala), senza
accorgersi che il dolore era scomparso. Non c’era bisogno di
andare dal medico ed era stupefatta per l’accaduto.
Ho
ringraziato il Cielo per l’esito della seduta, ripromettendomi
per il futuro, di non commettere più lo stesso errore.
autrice: Patricia Quirini
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